Advocacy è una parola complicata per una cosa semplice: le persone che lavorano in azienda ne parlano pubblicamente, con parole proprie. Quando succede vale più di qualunque campagna, perché a raccontare non è il marchio ma qualcuno che quel lavoro lo fa davvero.
Questo assessment non chiede quanto siete bravi a comunicare: chiede quanto è possibile, oggi, per una persona che lavora da voi raccontare il proprio lavoro. Possibile vuol dire tre cose insieme: avere qualcosa da dire, sapere come dirlo, essere accompagnati mentre lo si fa.
Dove manca uno di questi tre pezzi il problema non è la buona volontà delle persone, e non si risolve chiedendo loro di pubblicare di più: si risolve con linee guida chiare, strumenti e formazione.
Quindici affermazioni divise in cinque aree, da valutare con sincerità: sì, in parte, no. Alla fine trovi il quadro completo, le aree che ti stanno frenando e tre passi concreti da fare, con i tempi.
Nessun dato viene raccolto: il risultato resta sul tuo schermo.
Più la forma è irregolare, più le energie stanno andando in aree che non si sostengono a vicenda.
Le due aree con il punteggio più basso, e il motivo per cui bloccano anche il resto.
Tre azioni in ordine di tempo, costruite sulle tue risposte. Una alla volta, senza toccare il resto.
Vale a ogni livello: uno strumento consegnato senza spiegarlo produce lo stesso silenzio di prima, con un file in più. Il perimetro di quello che si può raccontare va spiegato alle persone, non distribuito.
Racconto ogni settimana come si costruisce un employer brand che sta in piedi, e sono contenta di confrontarmi su come tradurre questo risultato in qualcosa di concreto.
Assessment costruito sul metodo delle 5 E di Ludovica Pellizzetti